Vacanze estive 2012

Serve una riflessione per scongiurare il «default» dell’animaCome vivere felici in un mondo che va male? Correndo amanti verso il mare, scarpinando leggeri in un bosco di betulle, sognando incontri mirabolanti? Così il mito della vacanza ci prende nel se­greto. E si è davvero felici in va­canza e finalmente in pace? In realtà oggi, talmente frastornati e confusi come siamo, ci è difficile riuscire a conquistare un’idea ge­niale di vacanza felice. Siamo su una zattera traballante ancorché a galla e in sogno navighiamo verso approdi improbabili. Così messi, avvertiamo che ci attanaglia una ‘crisi’ dell’anima che pare più mi­cidiale di quella procurata dai mercati. Eppure non tutti si ren­dono conto al punto che si è giunti. Questa “crisi” dell’anima si pre­senta così avvolgente, diffusa e, a volte, tanto disperante da non lasciare spiragli alla speranza o alla fiduciosa attesa che dopo la buriana ci si rimetta in ordine.Di qui, immaginare positivamente una prospettiva di vacanza, pro­cura il sapore di una fuga o di una sospensione del giudizio. E, cio­nonostante, il tempo della vacan­za non va rimosso o semplicemente vissuto come una fatalità. Anzi, il tempo propizio della va­canza, un tempo a nostra totale disposizione, rivela quell’esigenza di umanità gentile che ci manca, quel desiderio di lunga riflessione che ci occorre per capire qualcosa della realtà che viviamo in modo da non restare sospesi in aria.Incominciando da alcune doman­de: perché, ad esempio, non in­terrogarci sul senso di questa no­stra vita, perché non valutare l’esercizio della nostra responsa­bilità: oppure perché non rivedere i nostri stili di vita, le nostre relazioni, le ragioni della nostra speranza? Finalmente restituiti ad un po’ di silenzio e sciolti dal marasma della chiacchiera petulante, attiviamo un minimo di capacità di pensare che sia libera da condizionamenti e da pregiudizi. E forse, alla fine, si verrebbe a concludere che c’è un assoluto bisogno di anima. Dov’è finita infatti l’anima dell’uomo?Se l’uomo si autodistrugge, si de­grada, allora tutto è possibile. Cer­to gli analisti osservano che la crisi viene da scelte finanziarie e po­litiche beffarde, viene dai poteri oligarchici che mirano ad ammas­sare per sé risorse di tutti, im­poverendo intere nazioni. Questo è vero, ma non è tutto. Sappiamo bene che le vere cause della crisi vengono da lontano e dal pro­fondo dell’uomo.D’altra parte, a ben vedere, la con­dizione di crisi si annida e si dilata un po’ dappertutto, in gradazioni differenziate. Si manifesta certa­mente nei processi economici e finanziari che si consumano sulla testa ignara della gente. Ma ancor più si evidenzia nell’aridità del cuo­re e nell’incredulità dell’anima.Infatti là dove domina solo il de­naro, si adora un idolo furibondo, feroce e vorace, almeno quanto la lussuria, e l’anima non c’è più. E l’uomo in un baleno perde tutto. Si chiude la speranza.Riflettiamoci dunque per tempo per non smarrire la speranza. E in questo tempo di vacanza, mentre recuperiamo un po’ di libertà, non ci sfugga l’occasione per una se­rena e pacata riflessione che ci aiuti a ritrovare quel giusto e sano equilibrio tra l’anima e il corpo. Un default dell’anima costituirebbe un “disastro” per la vera felicità.Buone vacanze!Carlo Mazza+ Vescovo