Dire ‘è il Signore‘ davanti alla grotta del presepio, dove Maria ha deposto dolcemente il Bambino e dove Giuseppe osserva con occhi sorpresi, mi affiora alle labbra un sospiro liberante e colmo di gioia, un sussulto di ‘grazie’ al miracolo del Natale: Dio si è fatto uomo! Anch’io guardo nell’anima il Bambino, un Dio piccolo e nudo. L’Onnipotente Signore, umilissimo, sulla paglia, quasi da non credere. Ecco lo stupore indicibile di noi cristiani: credere in un Dio che si è rivestito di carne, si è ‘disfatto’, si è mostrato di persona per noi, per tutti gli uomini. Così l’avvenimento del Natale investe interamente la nostra vita, dalle sue radici fino al suo ultimo traguardo. E certo è che di fronte alla nascita di un Dio siffatto non possiamo rimanere inerti e indifferenti. Ci prende nel profondo del cuore, interpella la nostra intelligenza del reale e il nostro destino di uomini, accendendo una luce di verità sulla vita che trascende ogni pretesa di felicità puramente umana. Di che cosa ha bisogno l’uomo per essere felice? Perché l’uomo cerca la felicità pur sapendo che è un miraggio irraggiungibile? Perché l’uomo non si rassegna ad un’esistenza che, senza l’appello a Dio, si mostrerebbe assurda e disperante. Queste domande inevitabili trafiggono infatti il cuore di tutti coloro che, appena sensibili, avvertono che, oltre le apparenze luccicanti del piacere e del successo, non resta proprio nulla, perché alla fine tutto si rivela inconsistente ed effimero. Mi trovo dunque davanti al presepio. Proprio osservando e meditando il mistero ineffabile del Dio fatto Bambino e la sorte dell’uomo, sono preso da un brivido: comprendo perché Dio ha voluto farsi uomo e perché l’uomo ha bisogno di Dio. Dio si occupa dell’uomo perché mosso dall’amore, dalla compassione, nel vedere il suo limite, la sua impotenza. Tanto grande è il suo amore che di fronte alle ondate di male, di sofferenza e di morte che abbruttiscono l’uomo, Dio insorge e viene incontro all’uomo con una forza silenziosa e luminosa, con una luce che avvolge e avvince. Stando con gli occhi fissi sul Bambino, non posso fare a meno di vedermi passare davanti, come sequenze tumultuose e tristi, i volti dei morti trapassati e senza memoria, i corpi dei malati senza speranza, le folle di popoli diseredati e cacciati di terra in terra. Così provo a contare i bambini non nati, i massacrati da guerre, le donne stuprate e violentate, i migranti senza casa, i senza lavoro, i senza amore. Vedo in fila tutti i disperati del mondo.Come è disumana l’umanità priva della sua dignità e della sua giustizia! Allora un Dio ci vuole per ridiventare uomini degni, giusti e veri. Ci vuole un Dio che nasce Bambino, povero tra i poveri, diseredato e senza fissa dimora. Oltre il turbinio di immagini che generano un’immane tristezza, si leva dentro l’animo una speranza vincente: il volto radioso del Bambino di Betlemme. Ancora lo guardo e riprendo velocemente a sperare. Sì, lui è la speranza invitta, lui solo può sollevare le nostre impotenze e trasformarle in potenzialità. Lui può cambiare la vita. Dio tuttavia non fa da solo, non agisce in modo magico. Dio vuole me, Dio ha bisogno di te. Sosta davanti al presepio, poi segui il Bambino. Auguri di un Natale felice, a tutti!+ Carlo, Vescovo
