Estate
Un riposo per vivere bene
Papa Francesco, con disarmante semplicità e profonda saggezza, ha recentemente twittato designando l’estate come “occasione di riposo” e “tempo favorevole” per rinvigorire le “relazioni umane”. Così insegna a dar senso alla vacanza. A ben vedere il riposo ci è necessario, come la cura di relazioni umane, e ci vorrebbe una tregua per realizzare e l’uno e le altre. Ma in tempi così difficili una tregua implicherebbe una “rivoluzione” morale, un miracolo.
D’altra parte, segnata com’è dalla globalizzazione dei sistemi di produzione e dai cambiamenti tecnologici e geopolitici senza precedenti, la nostra società fatica a trovare il senso del riposo, la misura giusta delle relazioni, una corretta empatia sociale. Se del bailamme in corso si capisce poco, si intuisce tuttavia che gli eventi appaiono di tale portata da produrre smarrimento e la perdita di certezze che stanno a fondamento delle nostre precarie esistenze.
Di qui nasce una sensazione di solitudine e di paura che a volte tracima in disorientamento esistenziale. Chi ne soffre di più non è soltanto il debole o lo sprovveduto, ma ogni persona sensibile e gentile che si sente minacciata, sovaesposta, quasi incapace di reagire e di elaborare una cultura della sopravvivenza e del “provvisorio”.
In questo mare di incertezza, il richiamo al riposo esprime un bisogno diffuso di serenità e un’esigenza di recuperare dignità e consapevolezza. Riposare è mettere noi stessi in condizione di libertà, giovando al superamento di quel tragico sentimento di sentirsi nessuno e di non trovare persone di cui fidarsi per un sostegno sincero. Capita che non ci si fida né del vicino e tantomeno del lontano: entrambi sono diventati estranei.
In realtà l’impressione è quella di essere dei poveri viandanti, soli e diffidenti, anche se affollati su una spiaggia di moltitudini. Con un pizzico di ironia, un giorno un amico mi disse: “Vivo in un deserto abitato da anonimi conosciuti”! Così viene da pensare, in questa strettezza di visione, come poter ritrovare la realtà, la bussola delle cose, il senso dignitoso dell’umano vivere.
A mio avviso, sarebbe auspicabile impegnarsi in una pacata, sapiente, lunga meditazione sulle vicende umane, concretamente possibile mediante il tempo di riposo, idoneo a rifocillare l’anima, a riorientare la mente, a rinsaldare lo spirito. Insomma, si potrebbe auspicare di vivere una vacanza bella e ricca di pensieri, di progetti, di nuove sensibilità, capace di modificare la mente e il cuore, di intessere rinnovate ed essenziali relazioni per un’umanità nuova.
In realtà le vere relazioni non accadono per magie miracolose, ma dipendono da una ripresa forte della coscienza. Perdendo la coscienza, l’uomo contemporaneo ha elevato il grado della reciproca insopportabilità, sopra la soglia del tollerabile, del sospetto e della litigiosità. Siamo un po’ tutti profondamente insoddisfatti e delusi e forse deludenti.
Allora, dato che l’uomo fatica ad essere “naturalmente” buono, si può almeno tentare di scalare una bontà diversa, più motivata dall’Alto e più coltivata dal cuore. L’invito è di ritornare ad essere “buoni”, semplicemente buoni. Accogliendo umilmente su di sé lo sguardo misericordioso di Dio, si avvertirà che l’essenziale sta nel seguire la suprema legge dell’amore. L’unica àncora di salvezza. Anche nel tempo dell’estate.
San Filippo Neri, anche lui osservando l’acre incapacità di sopportarsi, così esortava: “State buoni, se potete”. E sarebbe già un successo convincersi che vivere da “buoni” fa bene. Almeno sperimentiamolo, se ci è possibile, nella tregua del riposo estivo.
Buone vacanze!
Fidenza, 13 luglio 2016 + Carlo, Vescovo
