Il cuore dell’uomo moderno appare sottoposto a forti fibrillazioni. Non certo perché più debole del cuore dei nostri nonni, ma per le molteplici pressioni procurate da un sistema di vita esasperata da tempistiche brucianti. Siamo in affanno. E lo avvertiamo come una sindrome che restringe la vita perché la innervosisce, la riempie di cose, di troppe cose e la svuota di gusto (B. Maggioni). A volte siamo così sopraffatti da cose inutili da sentirci anche un po’ stupidi. C’è infatti in giro una stupidità in abbondanza che ci impedisce un uso intelligente del tempo e delle relazioni gratificanti. Mille cose ci rincorrono e sovente ci sovrastano. Dominano su di noi tanto da non riuscire ad ordinarle con serenità e pacatezza, avvinti da un loro irrefrenabile turbinio del quale ci è difficile liberarsi. Questa condizione, che si prolunga nel tempo, assorbe le energie migliori, prosciugando il patrimonio di vissuti, di relazioni, di affetti che abbiamo accumulato con gelosa premura. Una società così fatta ci ruba la pace, il meglio di noi stessi. Non è detto che, alla fine, il vaso della vita vada malamente in cocci. Osservando la progressiva perdita dell’unità interiore, ci esponiamo all’usura, al malessere e al disagio esistenziale. Di qui sorge la sensazione se non la convinzione che tutto va male, che nessuno ci offre gratificazioni. A questo punto ci vuole una via d’uscita: occorre rilanciare il cuore, ripartire dal cuore. L’esperienza dello stare male nella propria pelle indica che siamo giunti al limite della sopportazione delle cose, delle persone e del nostro ambiente. Il male interiore ci divora perché non si ha modo di orientare il cuore verso una pacificazione, una conciliazione con se stessi. Allora viene bene l’invito: in queste vacanze ricerca la pace, lasciati rapire il cuore dalla pace, risveglia in te la gioia vera, sopita sotto le macerie della vita, che si è fatta “grama” perché non si riesce più a trovare il bandolo della matassa e a vivere in pace. Papa Francesco ha osservato con acutezza che “costruire in se stessi la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento”. E d’altra parte, se la pace non è dentro di noi, tutto il resto non conta niente perché si rifrange come in uno specchio rotto. Divisi in noi e arrabbiati con il mondo porta un logorio interiore che dilania l’armonia del cuore e ci rende incapaci di un soprassalto di amore, di perdono, di riconciliazione. Viene bene l’augurio di San Paolo: “Il Dio della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni modo” (2 Tm 3, 16). In tale prospettiva il tempo della vacanza è propizio per liberarci dai fardelli e fastidi e insofferenze quotidiane, per sperimentare una vera libertà di spirito, una volontà nuova di vita bella, gioiosa, rassicurante, per custodire e vigilare sui nostri affetti e pensieri, per ritrovare quella necessaria unità del cuore di cui sentiamo estremo bisogno. Un supplemento dell’anima su tanta confusione può essere un antidoto alle diffuse conflittualità individuali e sociali tanto deprimenti. Ci occorre un po’ di pausa nella quale riassaporare la gioia delle cose semplici, a portata di mano, fonte di liete relazioni, capaci di farci elevare lo spirito. Buone vacanze! + Carlo, Vescovo
Messaggio delle vacanze di Mons. Vescovo
Un cuore nuovo
