Quaresima 2013

 
         Il tempo della Quaresima, a prima vista così severo e austero secondo la sapiente tradizione cristiana, acquista un’attrattiva avvincente e quasi esigente se va in onda sulla linea di una tensione verso la Pasqua del Signore. Là è la sua meta insopprimibile. E’ dunque un tempo di mezzo che non finisce nei suoi giorni, ma conduce oltre se stesso. Questo ‘oltre‘ ce lo rende tempo prezioso per una feconda riflessione di fede e per un farsi carico di buone opere.
         In realtà la Quaresima, in forza della sua logica attiva e pensosa, ci costringe a rivedere noi stessi, ad alleggerire lo spirito in una coscienza nitida e libera da vincoli pregiudiziali, a misurare il grado del nostro cammino verso il Signore, a verificare se in noi e nelle nostre comunità cristiane la fede è viva, operosa, visibile agli occhi e capace di cambiare il cuore.
         Sicuramente in questa Quaresima dell’Anno della Fede siamo chiamati ad un ‘balzo in avanti‘ nel progresso spirituale, e avverrà se la spinta della Parola di Dio genera in noi passi e segni evidenti di conversione nel raffronto con le esigenze del vangelo di Gesù, accolto nella tristissima vicenda della sua passione e morte e nella folgorante e festosa bellezza della sua resurrezione. E questo non è impossibile.
         Quando di fatto ti sarai veramente ‘convertito‘ al Signore con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, sperimenterai finalmente di essere libero. Non è forse la Quaresima un cammino di liberazione, un tempo speciale in cui metti alla prova la tua fede, la tua speranza e la tua carità? Siamo dunque interpellati nella fede, ma il suo autentico paragone è la carità, testimoniata nella speranza.
         Il tal modo la parola della verità della fede ‘è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica (Deuteronomio, 30,14). Come abbiamo appreso dalla Lettera Pastorale ( cfr pp. 19-22), sono la bocca e il cuore i riferimenti sensibili della fede. Infatti insegna l’Apostolo Paolo ‘con il cuore si crede e con la bocca si fa la professione di fede’ (Rm 10,10).
         Ma la bocca ha bisogno di verità per non tradire la fede e il cuore ha bisogno di carità per non diventare sterile. In realtà una bocca falsa è vomitevole e un cuore finto è spregevole. Dunque fede e carità si abbracciano, e non v’è l’una senza l’altra, pena la messa in scena di un’immensa finzione.
         Non pensare dunque di essere bravo perché sei ‘religioso‘, pensa piuttosto di essere cristiano perché ‘metti in pratica la Parola’ mediante la forza della fede. La fede da sola non salva, ha bisogno della carità. La fede, direbbe l’Apostolo Giacamo, senza la carità non ha valore (cfr Lettera di Giacomo, 1,22-25;2, 14-26).
         Se saremo disponibili alla parola di Dio, la nostra Quaresima diverrà un tempo straordinario e appassionante: sperimenteremo la gioia di credere e la bellezza dell’amare. Diventeremo segno credibile davanti al mondo, convinceremo i dubbiosi, risveglieremo dal sonno gli indifferenti, libereremo dall’apatia gli agnostici: perché la nostra fede sarà convincente e la nostra carità ‘senza finzioni’ (Rm 12,9)
         Credi nel Signore e aiuta chi ti è vicino, con la bocca e il cuore. Senza paura, perché la tua parola di consolazione illuminerà il volto di chi ti ascolta, e il tuo gesto di amore riempirà il cuore del povero che ti sta accanto.
                                                                           + Carlo, Vescovo