L’uomo di ogni tempo è un ricercatore instancabile di felicità. Nel suo cuore è deposta una sete di infinito come di un’urgenza mai saziata che lo sospinge ad esperienze le più disparate nell’intento di acquisire momenti di piacere puro o spurio che sia.
Questa tensione accade in modo così dominante che, per ottenere un briciolo di felicità, si è disposti a barattare tutto, a sacrificare anche i valori più irrinunciabili. E’ la storia di tante avventure individuali e familiari che, avviate per corrispondere a passioni irrefrenabili e mal disciplinate, si concludono in devastanti fallimenti e a volte in autentiche sventure.
In tali circostanze la felicità si manifesta come miraggio ingannevole soprattutto se ispirato da arbitrarietà e libertinaggio. Cercare la felicità è doveroso, rovinarla può essere destino fatale. Di qui si comprende come sia saggio aprire la mente e il cuore ad esperienze vere, idonee a consolidare il benessere della persona e a raggiungere un giusto appagamento del desiderio di felicità.
D’altro canto la felicità corre sullo stesso filo dell’evento di Pasqua. Infatti a ben vedere l’esplosione della gioia pasquale si rivela come esperienza di vera felicità perché è la festa della vita nuova che celebra la sconfitta della morte, il superamento dell’angoscia e soprattutto la vittoria sul male.
Come è noto dai vangeli, in occasione della festa di Pasqua la famiglia di Nazaret saliva a Gerusalemme assecondando antiche tradizioni, ma in realtà per soddisfare un’insopprimibile sete di Dio. Sulle sue tracce si sono attivate anche le nostre famiglie ‘ diversamente segnate da bisogni, da desideri, da speranze ‘ per sperimentare un intenso incontro con Dio.
Così queste nostre famiglie cercano con buona volontà il volto di Dio. Non un dio qualsiasi. Ma la piena soddisfazione di un Dio vivente. E’ dunque un cercare per vedere Dio, per ritrovare una pace, per non morire asfissiati nelle proprie strettezze mentali e spirituali. Ecco il senso della verità di Pasqua: cioè della possibilità di vivere la vita in un orizzonte più liberante e ricco di speranza.
A volte le nostre povertà si presentano così assillanti e annichilenti da toglierci il respiro della vita. Le abbiamo enumerate durante la Quaresima riflettendo su ‘La Famiglia per le famiglie. Aiuta chi ti è vicino‘. E quale sofferenza abbiamo sperimentato costatando la nostra impotenza. Non c’è infatti pena più grande che vedere famiglie nel disagio più miserevole e stare indifferenti o voltare la faccia altrove.
In realtà le famiglie che in Quaresima hanno imparato ad aprire il cuore, a condividere situazioni estreme, a soccorrere chi era abbattuto, ora per loro sboccia la gioia, d’un tratto fiorisce la speranza. Certamente l’hanno fatto nel nome di Gesù. E Gesù è dunque ritornato in quelle famiglie e quelle famiglie hanno sperimentato una Pasqua nuova: la gioia del dono, la vera bontà scaturita da un cuore vivo.
Beate le famiglie nelle quali ha vinto la condivisione, la compassione, il pensiero gentile! Ora possono sedersi a mensa felici, mangiare l’agnello pasquale, godersi la gioia di aver riconosciuto Gesù proprio nella famiglia del vicino, invitata a far festa con loro.
Buona Pasqua!
+ Carlo, Vescovo
